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Agostino e Marisa sono marito e moglie. Si sono sposati tanti anni fa, quando i genitori delle spose sull’Amiata la prima cosa che chiedevano ai pretendenti era se avessero l’acetilene. Il senso della domanda era semplice: avevano un lavoro stabile? Potevano dare di che vivere una vita senza fame alla sposa? E in Amiata, in quegli anni, l’unico mestiere che potesse garantire salario dignitoso e continuità lavorativa era quello del minatore. E l’acetilene – più propriamente la lampada ad acetilene – era il compagno inseparabile del minatore, la luce che lo guidava nella sua notte di roccia. In questo spettacolo proposto dalla compagnia Voci e Progetti, si mescolano la finzione e le testimonianze di quell’epoca, per certi aspetti eroica e misconosciuta, di chi l’ha vissuta in prima persona, grazie al preziosissimo lavoro raccolto nell’archivio video di storia del Parco Minerario consultabile liberamente all’indirizzo www.archiviovideodistoriaorale.it/parcoamiata/. Le stesse parole di Agostino e Marisa hanno un’origine lontana: si tratta infatti di parole che appartengono innanzitutto alla storia di una comunità, fatta di sofferenza, fatica, tradizione ma anche di gustosa aneddotica, anch’essa figlia di uno spirito ironicamente indomabile. Sulle solide fondamenta di questa parte più descrittiva della vita e delle modalità di lavoro della miniera, si costruisce poi il dramma più personale e intimo di Agostino e Marisa, sempre legato a doppio nodo con la microstoria della comunità mineraria amiatina e alla sua spesso dolorosa e difficile esistenza. In questo senso va letta anche la scelta di dare ai personaggi un aspetto e un contegno aristocratico: perché la particolarità, la difficoltà e il pericolo che erano (sono) caratteristiche inscindibile dal lavoro del minatore, unite alla dignità che era (è) propria di chi faceva (fa) questo mestiere hanno fatto sì che il minatore venisse giustamente considerato come facente parte di una vera e propria aristocrazia operaia.

Un’aristocrazia che viene da lontano: già in epoca Romantica il minatore era considerato un privilegiato, perché lavorando nelle viscere della terra avevano modo di sviluppare una conoscenza più viva delle forze e dei misteri della natura. E’ in questo mondo sospeso fra realtà e finzione -- dove sono riconoscibili echi di Dylan Thomas, Dickens e Lawrence – che si muovono i personaggi di una pièce che va un po’ al di là della classica opera di edutainment (opera teatrale con fine didattico) e cerca una sua dimensione e dignità artistica con la stessa forza con la quale un’intera comunità ha qui cercato la propria ragione di essere e di esistere contro tutte le avversità.