Deh, non è tutto il mondo Toscana

 “Deh, non è tutto il mondo Toscana?” è un titolo che va saputo interpretare. Sì, per-ché i due insigni professori – Guitto e Gualdrado – protagonisti della lettura teatrale – sono insieme personificazione e negazione del titolo. Indagare sul cosiddetto spirito toscano è un qualcosa che sfiora la metafisica, perché di fatto non si sa se esista davvero o se sia un’invenzione dei poeti.

pub-51.jpgGuitto e Gualdrado fanno di questa ricerca il loro tormentone, la loro ragion d’essere: là dove c’è qualcuno o qualcosa da contraddire, allora là c’è un to-scano; là dove c’è qualcosa di sbagliato e ancora nessuno se ne è accorto, allora là c’è un toscano.
Come si arriva a questa conclusione? Ma attraverso i poeti, naturalmente. Sono i poeti che riescono ad arrivare al cuore del problema, a svelare senza peli sulla lingua realtà che al-tri non vedono o fingono di non vedere.

pub-3.JPGE chi meglio dei grandi poeti toscani a saputo in-terpretare al meglio questo ruolo? Brani politicamente ben poco corretti di Dante, Petrar-ca e Cecco Angiolieri fungono da spunto per riflessioni sulla nostra storia patria e sulla nostra lingua. Avete mai riflettuto, infatti, su cosa sarebbe potuto accadere se Dante fosse stato siciliano e avesse scritto la Divina Commedia in dialetto siculo? Manzoni, probabil-mente, sarebbe andato a risciacquare i panni a Palermo con quello che ne consegue: “Minchia, Don Abbondino!”
Su questo e tanti altri argomenti riflettono i due protagonisti, spiriti liberi e letterati con il pallino della poesia: Guitto e Gualdrado, personificazione e negazione del “Deh, non è tutto il mondo toscana?” Sì, perché se da un lato vorrebbero vedere un pezzo di Toscana in ogni luogo, dall’altro non possono essere che gelosi del loro mondo e del loro modo d’essere che, pur fra mille contraddizioni, è rimasto polemicamente immutato nei secoli.