Nel bel mezzo di un gelido inverno
di Kenneth Branagh
regia Lorenzo Meacci
Nel Bel Mezzo di un Gelido Inverno è innanzitutto un film del 1995. Un film scritto e diretto da Kenneth Branagh con la testa al teatro, tant’è che il passaggio dallo schermo al palcoscenico è stato talmente naturale che alla fine è lecito chiedersi cosa sia venuto prima. Senza dubbio, prima del film e prima della sua riduzione teatrale, è nata la passione e l’amore per il mestiere dell’attore che è poi il vero motore della commedia.
L’attore viene raccontato con lo sguardo di chi non può fare a meno di vivere di quei colori, quegli odori e quelle emozioni, ed è quindi comprensibile quando a volte i dialoghi si riempiono di una certa amorevole retorica. Una retorica che si può facilmente perdonare quando viene messa in bocca a personaggi di rara cialtroneria ma indubbia passione per il teatro e la precaria esistenza che riesce a garantire.
Perché in fondo gli attori sono tutti degli orfani con una famiglia numerosissima quanto a volte effimera, ma che in occasioni speciali – come il Natale – ritrovano l’energia, lo spirito e la voglia dei tempi migliori. E’ così che nasce l’Amleto di Hope, messo in scena dopo una incredibile sequela di disavventure e giochi a rimpiattino con la vita che si nasconde fra le pieghe del testo shakespiriano, costringendo i personaggi a fare i conti con la propria esistenza prima ancora che con lo spettacolo stesso che, e non potrebbe essere altrimenti, sarà un inevitabile successo.
Voci e Progetti torna al teatro di testo dopo anni di esperienza maturata nel teatro d’improvvisazione. Un ritorno perseguito con la volontà di mettersi alla prova con un impegno diverso ma non per questo meno problematico, e per dare e darci l’occasione di riprovare l’emozione di una prima vera e propria con un testo corale che parla proprio delle difficoltà, delle passioni e dell’amore che ci vogliono per fare l’attore.
